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Inno di Mameli PDF Stampa E-mail
Quello, che oggi è il nostro inno nazionale, fu composto nel 1847 dal patriota Goffredo Mameli in seguito ad un moto genovese. "Fu l'inno d'Italia, l'inno dell'unione e dell'indipendenza, che risonò per tutte le terre e su tutti i campi di battaglia della penisola nel 1848 e 1849" (G.Carducci, Opere)
     Fratelli d'Italia 
     L'Italia s'è desta, 
     Dell'elmo di Scipio
     S'è cinta la testa. 
  5 Dov'è la Vittoria? 
     Le porga la chioma,
     Ché schiava di Roma 
     Iddio la creò.
        Stringiamci a coorte
10    Siam pronti alla morte 
        L'Italia chiamò. 
     Noi siamo da secoli 
     Calpesti, derisi, 
     Perché non siam popolo,
15 Perché siam divisi.
     Raccolgaci un'unica 
     Bandiera, una speme: 
     Di fonderci insieme 
     Già l'ora suonò. 
20    Stringiamci a coorte 
        Siam pronti alla morte 
        L'Italia chiamò. 
     Uniamoci, amiamoci, 
     l'Unione, e l'amore 
25 Rivelano ai Popoli 
     Le vie del Signore; 
     Giuriamo far libero 
     Il suolo natìo: 
     Uniti per Dio 
30 Chi vincer ci può? 
        Stringiamci a coorte 
        Siam pronti alla morte 
        L'Italia chiamò. 
     Dall'Alpi a Sicilia 
35 Dovunque è Legnano, 
     Ogn'uom di Ferruccio 
     Ha il core, ha la mano, 
     I bimbi d'Italia 
     Si chiaman Balilla, 
40 Il suon d'ogni squilla 
     I Vespri suonò. 
        Stringiamci a coorte 
        Siam pronti alla morte 
        L'Italia chiamò. 
45 Son giunchi che piegano 
     Le spade vendute: 
     Già l'Aquila d'Austria 
     Le penne ha perdute. 
     Il sangue d'Italia, 
50 Il sangue Polacco, 
     Bevé, col cosacco, 
     Ma il cor le bruciò. 
        Stringiamci a coorte 
        Siam pronti alla morte 
55    L'Italia chiamò


[2] L'Italia s'è desta dal torpore della lunga schiavitù.
[3] Publio Valerio Scipione vincitore degli invasori Cartaginesi comandati da Annibale. L'elmo rappresenta la forza guerresca di Roma Antica.
[6] L'Italia si accinge ad essere incoronata dalla vittoria.
[8] Vittoria che spetta per diritto divino a Roma. Il riferimento è ancora una volta alla Roma Antica e al vasto impero che presiedeva.
[9] La Coorte era l'unità combattente in cui si dividevano le Legioni Romane, quindi: uniamoci e combattiamo valorosamente come solo gli antichi Romani sapevano fare.
[13] L'Italiani non solo sono calpestati in quanto ormai da secoli sopportano le occupazioni di paesi stranieri, ma da questi sono anche derisi. Qui si fa riferimento all'infelice frase pronunciata dal ministro austriaco Clemente di Metternich che definì l'Italia come "una semplice espressione geografica"
[14] No vi è la coscienza di popolo perché ormai rassegnati alla condizione di schiavitù.
[15] Si fa riferimento alla frammentazione del territorio Italiano in piccoli stati e ducati vari, così come fu suddiviso dopo il congresso di Vienna del 1815.
[17] Speme = speranza
[18] Speranza di fondersi ed unirsi in una sola nazione sotto un'unica bandiera.
[23-26] Amore inteso non solo come sentimento di fraternità ma anche come fede in Dio e strumento capace di rivelare la volontà divina.
[29] Unità d'Italia da ricercare nel nome e per il volere di Dio. I frequenti riferimenti che sono fatti alla cristianità (vedi 8, 24, 26) vanno ricercati nell'indirizzo politico detto "neoguelfismo" che si affermò come linea guida delle idee e dei primi moti risorgimentali. Gioberti, precursore di questo movimento, assegnava alla Chiesa il dovere morale di promuovere il risorgimento secondo la missione di giustizia divina affidatale da Dio. Il Papa doveva assumere il ruolo non solo di guida spirituale ma anche di quella politica per l'intero territorio nazionale.
[30] Chi dunque può vincere il patto d'unità costituito tra le genti italiche, la Chiesa e Dio?
[34-35] Tutta la Penisola ha ritrovato lo spirito antico, che animò i comuni della Lega Lombarda vittoriosi sull'invasore Barbarossa nella famosa battaglia di Legnano del 1176.
[36-37] Arriviamo al passaggio che più riguarda da vicino le vicende di Gavinana.
In questa strofa è esaltato l'eroismo di Francesco Ferrucci, immolatosi, per la libertà della Repubblica Fiorentina, nella battaglia del 1530, contro le truppe imperiali di Carlo V, guidate dal principe d'Orange Filiberto di Chalon. L'episodio storico, richiamato indirettamente dall'autore, determinò non soltanto la caduta della Repubblica Fiorentina, ma anche la fine della libertà in Italia e del principio d'autodeterminazione dei popoli, seguirono, infatti, lunghi secoli di dominazione straniera. Si viene, quindi, a creare un collegamento simbolico tra l'ultimo baluardo di libertà e il movimento risorgimentale italiano, come a significare che la storia debba ripartire da quella sfortunata esperienza vissuta in terra Toscana. L'assetto politico di Firenze dell'epoca costituisce, poi, un ulteriore punto d'unione con il movimento e le idee risorgimentali. Al potere vi era infatti la parte Guelfa che tradizionalmente parteggiava per il Papa in contrapposizione con i Ghibellini di parte imperiale. Nel periodo in cui fu scritto l'Inno, si andarono ad affermare le idee di Gioberti, che vedevano la chiesa recitare un ruolo centrale nella costruzione dell'unità d'Italia e nel suo futuro assetto politico. Questa visione di intendere il risorgimento prende il nome di "Neoguelfismo" con chiaro riferimento ai Guelfi di Firenze.
[38-39] Non solo gli uomini ma anche i ragazzi sono partecipi e attori della riscossa italiana. L'ardimento avuto da Giambattista Perasso, detto Balilla, il 5 dicembre 1746 nel far scoppiare la rivolta a Genova contro gli Austriaci è ora condiviso da tutti i giovani.
[40-41] Ogni campana d'Italia suona la riscossa, come i vespri siciliani annunciarono la rivolta dei palermitani contro l'oppressione del francese Carlo d'Angiò.
[45-46] Le spade vendute dei soldati mercenari austriaci oppongono poca resistenza come i giunchi che facilmente si piegano.
[47-48] L'aquila, simbolo dell'impero austriaco, sta perdendo le piume così come l'Austria sta perdendo il controllo sui popoli fino ad ora soggiogati.
[50-52] L'Austria che cercò di ottenere il controllo sui popoli con la forza e la repressione, aiutata anche dalla Russia zarista per reprimere i moti scoppiati in Polonia, ottenne il solo risultato di radicare ancor di più la ribellione.
 
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