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Cenni Storici PDF Stampa E-mail
Il paese di Gavinana ha origine molto antica anche se incerta. E' probabile che venisse fondata da una colonia  dell'armata di Gabinio, generale di Giulio Cesare. Il Giovio, nelle sue Storie, la menziona come Oppidum Gabinianum. Un vecchio villaggio, ormai distrutto da molto tempo, era situato sotto il monte Peciano o Apiciano, nome anch'esso di chiara origine romana (da Apicio).  La denomiinazione è usata anche per identificare la porta del borgo che guarda ad est (Porta Apiciana). La storia del paese è costellata da frequenti quanto turbolenti avvenimenti che portano nel 1530 all'estrema battaglia conbattutavi dal condottiero Francesco Ferrucci alla guida delle milizie della Repubblica Fiorentina, contro le truppe imperiali di Carlo V capeggiate da Fabrizio Maramaldo e da Filiberto di Chalons Principe d'Orange.
 
La Battaglia di Gavinana PDF Stampa E-mail
L’Italia fin dall’inizio del 1500 è stata il campo di battaglia di Francesi e Spagnoli che si contendevano aspramente il controllo della penisola.
Con la pace di Noyon, del 1516, il ducato di Milano è assegnato alla Francia, mentre tutta l’Italia meridionale viene data alla Spagna.
A modificare questo equilibrio fu l’elezione di Carlo V ad imperatore del Sacro Romano Impero, da parte dei principi Tedeschi, che essendo già Re di Spagna, Austria, Paesi Bassi, Napoli e di Sicilia, con i suoi domini circondava praticamente tutta la Francia. Francesco I, re di Francia, sentendosi minacciato dichiara guerra a Carlo V nel 1521, guerra che fu combattuta sempre sul territorio italiano e si concluse con la sconfitta e la cattura di Francesco I a Pavia nel 1525; con la successiva pace di Madrid, la Spagna conferma la sua supremazia sull’Italia e Francesco I viene liberato sulla parola.
 
La Battaglia di Gavinana descritta da Gino Capponi PDF Stampa E-mail
Da Pisa il Ferrucci era venuto a Pescia con tremila fanti e intorno a quattrocento cavalli; piccolo esercito, ma ottimamente provveduto di viveri per tre giorni e polvere e scale e ogni sorta di ferramenti e fuochi lavorati e moschetti da campagna che stessero invece di artiglierie: nemico il paese, in Lucca stavano il Cardinal Cibo e genti assai del Papa. Intendimento del Ferruccio era far capo al Montale, castello dei Cancellieri, posto allora in alto, e di là sempre per la via dei monti condursi a Firenze.
 
Inno di Mameli PDF Stampa E-mail
Quello, che oggi è il nostro inno nazionale, fu composto nel 1847 dal patriota Goffredo Mameli in seguito ad un moto genovese. "Fu l'inno d'Italia, l'inno dell'unione e dell'indipendenza, che risonò per tutte le terre e su tutti i campi di battaglia della penisola nel 1848 e 1849" (G.Carducci, Opere)
 
Bibliografia PDF Stampa E-mail

 
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